La Canapa

La canapa bisognava tagliarla, scuoterla, raddrizzarla, caricarne i fasci e scaricarli al macero, cavarla dall’acqua, caricarla bagnata, scaricarla in mezzo ad un campo, raddrizzarla e raddrizzarla di nuovo quando il vento la rovesciava, raccoglierla, caricarla un’altra volta e scaricarla sotto i portici o nella bica in mezzo al cortile; quindi scavezzarla, gramolarla, scuoterla, pettinarla, accoppiarla, conciarla, filarla, ordirla, tesserla, candeggiarla e, finalmente arrivava al traguardo diventando tovaglie, lenzuola, camicie, canovacci. Era un calvario veramente, e non per modo di dire, che bisognava affrontare per un mese intero e più, col sole che è una fornace, con la sguazza della sera e della mattina, in mezzo alla polvere, punti dalle zanzare, immersi nel puzzo dell’acqua marcia e qualche altro supplemento al supplizio che non mancava mai.

Nessuna immagine però potrà fotografare l’odore degli oli essenziali della canapa verde ed anche secca che si spandevano nelle campagne nei mesi di giugno e luglio e la calura spossante dei mesi di luglio e agosto dedicati alla raccolta e alla preparazione del prodotto commerciale. Neppure è fotografabile l’olezzo che emanava dai maceri per la fermentazione che si instaurava sulla corteccia degli steli di canapa sommersi, come pure l’atmosfera di fervente operosità, ma faticosa e snervante, che si viveva in campagna prima ed in corte poi.

Con queste parole un parroco riassume l’attività contadina predominante in passato non così lontano: la coltivazione della canapa.

Nel primo dopoguerra l’Italia era al secondo posto al mondo, dopo la Russia, nella quantità di canapa prodotta, al primo posto per la qualità.
La maggior parte era destinata alla esportazione. Tra le aree di coltivazione più importanti c’erano l’Emilia Romagna e il Veneto.

La coltivazione e la lavorazione della Canapa erano diffuse nel territorio montagnanese fin dal 1700, costituendo una delle principali fonti di reddito per il mondo contadino di allora.

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    Un luogo della memoria, per evitare di perdere preziose testimonianze di un mondo contadino ormai scomparso, legato alla coltivazione e lavorazione della Canapa.

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