La coltivazione della Canapa

La coltivazione e lavorazione della canapa, cui i nostri avi dedicarono enormi energie, richiedeva una grande quantità di manodopera, impegno e abilità manuali.

In novembre il campo veniva arato e concimato con abbondante letame.
Durante l’inverno si svuotavano i masari e li si ripuliva, quindi, tra febbraio e marzo, iniziava la semina, generalmente a spaglio.
Dopo una o al massimo due settimane spuntavano le piantine che, ancora molto piccole, erano accuratamente liberate con la zappa dalle erbacce. Questo lavoro, generalmente eseguito dalle donne, veniva ripetuto altre due volte nei primi due mesi dalla semina, all’incirca fino alla fine di maggio.
Successivamente la pianta soffocava da sé tutte le infestanti e non richiedeva più alcun trattamento. Dopo circa 100 – 120 giorni dalla semina, a seconda di come i fattori climatici avevano condizionato la vegetazione, tra fine luglio e primi di agosto giungeva il periodo del raccolto.

Le piante erano alte tre o quattro metri ed avevano un diametro da uno a tre centimetri. A questo punto venivano tagliate col falciolo e lasciate nel campo ad essiccare per tre o quattro giorni. Trascorso questo periodo, si passava alla fase della lavorazione, per isolare la fibra dalla pianta.

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    Un luogo della memoria, per evitare di perdere preziose testimonianze di un mondo contadino ormai scomparso, legato alla coltivazione e lavorazione della Canapa.

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    Via XXVIII Aprile, 3
    35040 Megliadino San Vitale (PD)


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